ID ITINERARIO: TC02
DIFFICOLTA' ITINERARIO: EEA
SEGNALETICA PRESENTE: no
QUOTA MASSIMA/MINIMA: 720 m / 580 m s.l.m.
SVILUPPO PLANIMETRICO: 5,6 Km
DURATA: 6 ore
PERIODO CONSIGLIATO: estate
PREVISIONI METEO: Previsione locale - Aeronautica Militare Italiana - Immagine satellitare
PROFILO ALTIMETRICO E PLANIMETRICO:
DESCRIZIONE BREVE: dette localmente "Jacche i varile" (stretta dei barili). Si affronteranno sia all'andata che al ritorno. L'acqua, particolarmente fredda anche in piena estate, è sempre abbondante e forma numerose cascatelle, scivoli e ampie pozze profonde
DESCRIZIONE DETTAGLIATA: punto di partenza di questo itinerario è la masseria Armentano situata in località Maddalena, classico posto di svernamento degli armenti sallorenzani. É esposta a sud ed è ben collegata al centro abitato. Dalla masseria (A) si imbocca un comodo sterrato, quasi in piano, che conduce in un altro casolare. Da qui si diparte una comoda e visibile mulattiera in discesa che ci guiderà fin quasi al Torrente Raganello (B). Durante il tragitto potremo ammirare uno dei più bei paesaggi dell'area: l’ingresso delle Gole di “Barile” (Gole Alte), che si aprono fra i particolarissimi “Lisci di San Lorenzo” e la Timpa di Cassano-Porace. Poco prima del Torrente (z) bisogna abbandonare la comoda mulattiera e seguire una piccola traccia sulla destra che taglia orizzontalmente un terreno ghiaioso portandoci all’ingresso alto delle Gole (N) (quello basso, la via dell’acqua, è una decina di metri più giù). Qui un inconfondibile macigno fra le strette pareti indica l’inizio delle Gole. Questo macigno, detto “pietraponte di Rotaplano”, fu fatto cadere qualche ventina di anni fa da un certo Rotaplano che voleva così ostruire il Torrente per far formare una diga le cui acque dovevano servire per azionare il sottostante mulino.
Dopo aver ammirato questo maestoso ingresso, si è obbligati ad entrare nelle Gole da destra lungo un vecchio terrazzino artificiale che termina dopo poco su una piccola placca rocciosa fortemente inclinata. Siamo sempre a circa 10 metri dal letto del fiume che dovremo raggiungere con molta cautela. Ci si può far male seriamente anche da dieci metri. Si consiglia l’ausilio di una piccola corda. Raggiunta l’acqua, basterà seguirla verso monte fino al termine delle Gole, a poco meno di due chilometri e mezzo. L’acqua è particolarmente fredda, ma “sguazzarvici” sarà comunque divertente. Iniziano così le prime pozze e, in corrispondenza di una giovane frana, le prime cascatelle. La frana (y), caduta dalla parete di sinistra negli anni ’80, ha provocato un riempimento detritico del letto del fiume trasformando il rumoroso Torrente in un calmo ruscello, tanto da dargli il nome di “la quiete” (y/M). Superatala, vi è sulla sinistra (poco in alto) la prima sorgente perenne (x) e poco dopo una bella vasca (30 metri circa) (w). Per evitarla bisogna passare da destra con un po’ di attenzione. Più avanti, superate altre piccole pozze, vi è un piccolo salto detto “della spaccata” (L). Arrampicandosi da destra lo si può oltrepassare.
Inizia ora il tratto detto “dell’abbandono”. La parete di sinistra in questo punto (v) è più bassa e permette di abbandonare agevolmente il Torrente in caso di piena improvvisa. Dopo qualche centinaio di metri di ripida salita, fra una fitta vegetazione, si arriva ad un visibile sentiero. Per tornare alle macchine basterà andare a sinistra. La parete di destra offre una visione davvero mozzafiato: 750 metri di parete di color roseo in perfetta verticalità.
La parete si innalza nuovamente e si incontreranno altri scivoli e, dopo una profonda vasca aggirabile, si arriva in uno dei tratti più belli di tutte le Gole Alte: “gli scivoli del tetto” (t), intervallati da piccole, ma profonde, vasche. Nel risalirli vi divertirete molto. Il cielo qui è parzialmente ostruito dalla parete di destra, altissima, che forma un impressionante tetto; poi un enorme sasso incastrato fra le strette pareti (u). Superato questo grosso frammento di rupe ormai levigatissimo incontriamo l'ennesima pozza che, a seconda degli inverni, può essere molto profonda (I). È stata chiamata “il salto”, per la presenza a monte di un salto di circa 5 metri. Non essendo facile aggirarla bisognerà obbligatoriamente bagnarsi e risalire lo sbalzo sotto cascata. Non è difficile. Vi sono poi due vasche superabili facilmente e la cosiddetta “ultima pozza” (H). Un buon arrampicatore può passare da sinistra da un angusto e alto passaggio. La vasca d’acqua, lunga circa 5-6 metri e perennemente profonda, ha termine in un grosso sasso incastrato posto qualche metro sopra il livello dell’acqua. La progressione qui risulterà divertente per la presenza del grosso flusso d’acqua ma anche impegnativa.
Nonostante venga chiamata “ultima pozza” non indica il termine delle Gole che è a 350 metri più a monte. Prima di raggiungerlo ci imbatteremo in particolari scorci paesaggistici. Il più significativo è “la grande frana” (P), caduta nel 1979 dalla parete di destra lasciando alle sue spalle un’enorme placca verticale e perfettamente liscia. Nella parete di sinistra, invece, si potranno notare delle particolarissime sorgenti sgorganti a pressione dalla nuda roccia da piccolissime fessure. Vi è poi, sulla destra, prima della frana, una piccola grotta detta “della risorgenza” da evitare assolutamente in caso di forte piena poiché si riempie d’acqua.
Terminata la Gola (G), con un po’ di rimpianto ci si fermerà per riprendere un minimo di energie, riscaldare il corpo coi caldi raggi del sole e consumare una piccola colazione. Non ne approfittate perché la via del ritorno è uguale a quella percorsa all’andata. La differenza è che la forza di gravità vi aiuterà a superare salti e scivoli. Ricordate comunque che si può cadere più facilmente. Unica variante che noi consigliamo è che una volta giunti alla “quiete” (y) la si oltrepassi da destra, abbandonando il fiume. Poi, lungo alcuni terrazzi, arriveremo nei pressi del sassone di Rotaplano. Siamo a circa dieci metri dal letto del Torrente e continuando ancora sulla destra, tra levigati passaggi, raggiungiamo la sommità del sasso e poi il posto percorso all’inizio dell’escursione (z/A). Questa è la via più breve ma un po’ difficile.
Se invece si preferisce una soluzione meno complicata basterà seguire comodamente la via dell’acqua. Giunti però, questa volta, sotto l’ormai più volte citata “pietra di Rotaplano” che è proprio a contatto con l’acqua, per superare l’ultima profonda pozza dovremo fare un divertentissimo pezzettino quasi in apnea.
Poche decine di metri oltre si sarà fuori. Si segue l’ormai “canale” fino ad un sentiero che si inerpica sulla sinistra (B). Questo ci porterà in salita fino alle macchine (A).













